K

Come gli afrodiscendenti vivono l’appartenenza a più culture, spunti di Noo Saro-Wiwa

  

(English below)

Il 27 ottobre, grazie a creativAfrica, abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad una conferenza di Noo Saro-Wiwa, autrice di “In cerca di Transwonderland. Il mio viaggio in Nigeria”, un testo in cui racconta il viaggio di un afrodiscendente per i luoghi dell’infanzia dopo anni di “esilio” forzato  in Inghiltera.

Già dopo il primi minuti dell’incontro, molte persone tra il pubblico iniziavano a sentire un forte legame con l’autrice, sembrava di sentire qualcun altro raccontare la propria storia, qualcuno in grado di organizzare i nostri pensieri, di attribuirgli un senso logico e di esprimerli molto meglio di quanto avremmo mai potuto fare da soli. Probabilmente non erano nemmeno importanti le parole che utilizzava, al centro c’erano le sensazioni con cui ogni giorno gli afrodiscendenti, gli afroitaliani e tutte le persone che appartengono a più culture devono confrontarsi. Fin da subito Noo Saro-Wiwa ha parlato di un senso di estraneità, di come lei (e tutti noi poi) non si sentisse pienamente parte di nessuno dei due luoghi. L’estraneità nasce dapprima con i genitori che cercano di crescerti come membro effettivo dell’etnia di provenienza qualunque sia il luogo della terra in cui vivi, e non come membro di quel luogo fisico; ti trasmettono modi di fare di una vita che non hai mai vissuto; quando poi hai la possibilità di assaporare quella vita,ti senti investito da un turbinio di emozioni che oscillano continuamente tra la familiarità e l’estraneità. Da un lato avverti  un  senso di identità  con delle persone con cui non hai mai condiviso il destino, sei “nell’unico posto al mondo in cui pronunciano correttamente il tuo nome”; scopri parole un tempo dimenticate di un dialetto che hai sempre più o meno  compreso ma non sei mai stato in grado di parlare civilmente. Dall’altro lato vivi anche un senso di alienazione che deriva dalla diversità degli stili di vita e del valore che si attribuisce alla fede, alle diverse preoccupazioni , ai legami ecc…

L’appartenere a più culture significa anche capire la frustrazione di alcune persone che vivono là e che sono consapevoli che non potranno realizzare appieno le loro potenzialità  mentre ogni giorno i media li bombardano con immagini di altri luoghi  del mondo in cui queste opportunità ci sono ma per gli altri. Capisci lo stress psicologico e la frustrazione perenne che provano, lo vedi che ti considerano ormai come figlio/a dell’altra realtà con opportunità che non avranno mai.
Quello però che non sanno è che qui è diverso, nemmeno qui appartieni pienamente a questa realtà e le istituzioni cercano di ricordartelo in ogni modo possibile. Non importa se sei nato qui, arrivato da piccolo, venuto per motivi di studio o altro... il colore della tua pelle segna una differenza che non puoi colmare con il tuo titolo di studio.

La riflessione di Noo Saro-Wiwa termina con una nota positiva, l’ennesimo punto in comune con noi comuni mortali, studenti o giovani che non sappiamo dove saremo tra 5 anni o come cambiare il mondo. Ricordando le parole dei suoi genitori, l’autrice sa che la seconda possibilità che ha avuto in Inghilterra dopo l’assassinio del padre e l’educazione che ha ricevuto non avrebbero un senso se non cercasse di aiutare il suo popolo. Questo si ricollega alle nostre riflessioni sul risveglio africano e su quello che possiamo fare tutti per essere dei motori di cambiamento.  Essere afrodiscendenti o sentirsi afroitaliani è soprattutto questo, sentirsi sempre parte di due contesti molto diversi tra loro, sentire parti del nostro carattere e del nostro modo di essere che emergono di più in alcuni luoghi piuttosto che in altri ma soprattutto sentire di voler far qualcosa per colmare l’enorme disparità tra le due realtà, perché sarebbe troppo egoistico voltare le spalle a quelle persone che ”sanno come ti chiami”.

Ada Ugo Abara

How Afro-descendants perceive their belonging to different cultures, from the point of view of Noo Saro-Wiwa



Thanks to creativAfrica, on October 27th, we had the opportunity to attend a conference held by Noo Saro-Wiwa, author of "Looking for Transwonderland: Travels in Nigeria "a book that narrates the journey of an afro-descendant to the places of her childhood after years of forced "exile" in England.

Few minutes after the beginning of the meeting, many people in the audience began to feel a strong bond with the author; it seemed like hearing someone else telling your own story, someone able to organize your thoughts, provide them with a logical sense and express them much better than you could have done alone. Probably the words she used were not that important in such moment; the most important elements were the feelings that were being shared, those feelings, which are familiar to every Afro-descendant, Afro Italian and every person who is experience being multicultural on a daily basis. From the outset, Noo Saro-Wiwa spoke of a sense of alienation in addition to how she never fully felt part of none of the places she belonged to. There is the fact that parents try to raise up their children as effective members of the cultural and social background they come from, forgetting the place they are actually living in; they transmit ways of making a living that their children have probably never experienced; then when the latter have the chance to enjoy such life, they feel  run down by a swirl of emotions that oscillates between  familiarity and a sense of strangeness. On the one hand they can identify themselves with the people with whom they have not shared anything, they are in "the only place on earth where their name is pronounced properly", they discover words of a dialect which has been forgotten, a dialect they have always understood but never been able to speak.On the other hand, they live in a sense of alienation that comes from the diversity of lifestyles, of the value that is attributed to faith, to different concerns, to links etc..

Belonging to more cultures also means being able to understand the frustration of some people who live there and are aware that they cannot realize their full potentials where they are; they are continuously being bombarded by the media with images of other places in the world  where they could get these opportunities and develop  but they also know that they will never get the chances to reach such places. As afro-descendents of the diaspora, you understand the psychological stress and frustration they feel and you also know that they see you because you as the son/daughter of the other reality with opportunities they will never get.

However, what they do not know is that it is different here, we do not fully belong here and the authorities and institutions keep remembering it in every possible way. No matter if you were born here, came when you were very young, came to study or something else, the colour of your skin will always make and mark a difference which can never be filled with qualifications.

The reflections of Noo Saro-Wiwa ends on a positive note, one more point in common with us, students or young people who do not know where we will be in five years or how the world will be changed into. She recalls the words of her parents, she knows that the second chance she had in England after her father’s death  and the education she received would make no sense if she does not use what she has acquired to help her people. This is somehow linked to our reflections on the African Awakening and what we can all do to be engines of change. Being an Afro-descendant or an Afro Italian means always feeling part of extremely different contests; it means almost switching personality and letting different parts of our being emerge according to the place in which we are; it means craving to achieve or be able to create something which will fill in the gap between the two realities because it would be selfish to turn our back to “those who know our name”.

Ada Ugo Abara (translation by Anabell Boamah Owusu)

   
LINK ESTERNO

http://www.noosarowiwa.com/

http://amicidicreativafrica.blogspot.it/


oct28

Leave a Reply

Comment Form is loading comments...